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Pubblicazioni del Centro:

Breve storia della moneta.
Agustí Chalaux de Subirà, Brauli Tamarit Tamarit.

Il Capitalismo Comunitario.
Agustí Chalaux de Subirà.

Uno strumento per costruire la pace.
Agustí Chalaux de Subirà.

Leggende semitiche sulla banca.
Agustí Chalaux de Subirà.

Moneta telematica e strategia di mercato.
Magdalena Grau, Agustí Chalaux.

Omaggi e biografie:

Note autobiografiche di Agustí Chalaux de Subirà (1911-2006).

La moneta e la Costituzione.

Thomas Jefferson.«Penso che le istituzioni bacarie sono più pericolose per le nostre libertà che eserciti completi pronti per combattere. Se il popolo americano un giorno permette che le banche private controllino la sua moneta, le banche e tutte le istituzioni fioriranno attorno a loro, priveranno la gente di ogni ricchezza, dapprima per mezzo dell’inflazione, seguita dalla recessione, fino al giorno in cui i suoi figli si sveglieranno senza casa e senza tetto, sulla terra che i loro padri conquistarono».

Thomas Jefferson, 1802.

Questa frase di ammonimento, attribuita al terzo presidente degli Stati Uniti di America del Nord, riflette il pericolo che può significare per uno stato o per una comunità di stati, il fatto che la capacità pubblica di inventare e di abolire il denaro sia privatizzata.

Tradizionalmente, in molti stati le banche centralierano responsabili di stampare il denaro pubblico. Denaro sotto forma di biglietti e di monete che circolano in modo anonimo di mano in mano, in genere senza lasciare alcuna traccia, e che permette di acquistare tanto delle merci lecite come illecite.

Ma, da qualche tempo in qua, molti stati ed alcune comunità di stati hanno delegato la loro capacità di creare denaro pubblico ad enti finanziari privati, i quali creano il denaro, e lo imprestano ai governi, sia direttamente o per mezzo di altri enti finanziari. I casi più chiarificatori di questa situazione sono gli Stati Uniti di America del Nord, con la loro Riserva Federale, e la zona Euro.

C’è l’impegno che questo denaro prestato deve essere restituito dopo un tempo assieme ad un interesse, sia il capitale di base che gli interessi.

Esempio dal film Concursante.

L’interesse sul prestito costituisce un difetto del sistema. A lungo andare appariranno inevitabilmente dei debitori in fallimento. Per capire in modo facile il problema costituito da un prestito che si deve restituire con interessi, è chiarificatore il breve video di 6 minuti e 51 secondi, che è un frammento di un film spagnolo dal titolo Concursante (Concorrente, pellicola in castigliano).

In questo video un uomo spiega ad un altro, attorno ad un tavolo di scacchi, che un banchiere, scheda nera, impresta le sole 100 monete disponibili a dieci persone, 10 schede bianche, cioè 10 monete a testa. Ogni scheda bianca offre i suoi beni in garanzia del prestito.

Passato un anno il banchiere, scheda nera, esige ad ognuna delle schede bianche, la restituzione del capitale di base, 10 monete più gli interessi, una moneta. 11 monete ad ogni scheda bianca, in tutto 110 monete.

Il problema è che la scheda nera esige 110 monete e soltanto ce ne sono 100. Ma la scheda nera dice che non c’è nessun problema. Il banchiere, per rendere le cose più facili, chiede per quell’anno una sola moneta da ogni scheda bianca.

Dopo 10 anni, tutte le schede bianche sono ritornate al banchiere, scheda nera, cioè le sue 10 monete che avevano al ritmo di una moneta all’anno. Ma ognuna di queste schede bianche deve ancora 11 monete, sempre che gli interessi non siano cumulativi.

Alla fine le 10 schede bianche diventano debitori in fallimento, ed i beni offerti come garanzia diventano proprietà del banchiere. E tutto questo in cambio di nulla.

Gli stati ed il debito con interesse.

Le aziende sono enti che hanno scopi di lucro e, nel migliore dei casi, producono profitti, che permettono loro di ripagare i loro debiti contratti con gli enti finanziari.

Ma gli stati non sono aziende a scopo di lucro che generino profitti, anzi, utilizzano il denaro per ottenere delle risorse, costruire delle infrastrutture ed offrire dei servizi pubblici. Per questa ragione, non solo non potranno pagare gli interessi del denaro avuto in prestito, ma neanche potranno restituire il capitale di base.

Questo spiega perché gli stati dove la capacità di inventare denaro pubblico è stata privatizzata vedono come il loro debito aumenta col passare degli anni. Presto o tardi i creditori reclameranno il pagamento del debito accumulato, e lo stato dovrà aumentare le tasse, applicare dei tagli al bilancio, vendere e fare privatizzare le sue infrastrutture, la sanità, l’educazione, i servizi e le pensioni pubbliche.

La disunione fiscale europea e del debito.

Joan Casals, che fu presidente della PIMEC (Piccola e Media Azienda della Catalogna) pubblicò un articolo dal titolo La disunione fiscale europea, nel giornale Avui, apparso il 16 luglio 1997. In questo articolo egli avvertiva del pericolo di un’unione monetaria in Europa senzaun’unione fiscale. Un’unione fiscale avrebbe implicato una compensazione economica da parte degli stati più produttivi verso quelli che lo sono meno, come si fa anche negli Stati Uniti del Nord America. In mancanza di questa, gli stati meno produttivi, come la Grecia, sono finiti in fallimento economico e con l’applicazione di gravi tagli al bilancio, per l’accumulo del debito.

Anche l’esperto economico e informatico Martin Armstrong, interpellato dalle autorità europee sulla creazione dell’euro, consigliò l’applicazione di un’unione fiscale, oltre ad un’unione dei debiti pubblici dei diversi stati in un debito unico europeo. I due provvedimenti vennero respinti.

Il caso dello Stato spagnolo.

Fino all’anno 1998, lo Stato spagnolo con la peseta, disponeva della sua capacità di creare denaro pubblico senza generare debito. In quell’anno il capo del governo José María Aznar, con Rodrigo Rato e Mariano Rajoy come vice-presidenti, firmò la cessione di questa capacità, che allora ricadeva sulla Banca di Spagna, alla Banca Centrale Europea, nella nuova moneta comune europea.

Il 1º gennaio 2002, la Banca Centrale Europea permise l’emissione di euro, sotto forma di prestiti che riceveva dalle entità finanziarie private. In teoria, questi euro devono essere restituiti con interessi. Nella pratica la restituzione di questi euro è impossibile.

Al principio, quando si stabilisce il prestito, il debitore dispone di denaro da spendere, sembra che sul mercato ci sia denaro in abbondanza e l’economia progredisce. Ma quando scadono i termini del prestito, e questo deve essere restituito con gli interessi, allora arrivano le ristrettezze e la miseria. È quello che dice il brano iniziale attribuito a Thomas Jefferson, e quello che successe all’economia spagnola con l’espansione iniziale dei mutui immobiliari e la crisi che ne seguì.

I successivi governi spagnoli hanno dovuto applicare dei tagli ai loro bilanci ed obbligare le amministrazioni autonomiche e municipali a fare lo stesso. Il fondo pubblico delle pensioni si è visto ridotto in 200.000 milioni di euro in successivi acquisti di debito pubblico statale. Con queste entrate, risultato dell’acquisto di debito pubblico, e l’acquisto di debito pubblico da parte degli enti finanziari, il governo dello stato riesce ad equilibrare i suoi bilanci. Per ora.

Il dibattito su una nuova costituzione catalana.

Una sentenza del Tribunale Costituzionale spagnolo sul progetto di riforma dello Statuto di Autonomia della Catalogna, elaborato grazie ad un’intensa partecipazione della società catalana, ritagliava a questa comunità autonoma delle competenze ed attribuzioni che si volevano recuperare in questo disegno di legge, competenze ed attribuzioni che lo stesso tribunale non aveva ritagliato nei progetti di modifica degli statuti di altre autonomie spagnole.

Questo ha risvegliato in buona parte di questa società catalana il desiderio di recuperare le libertà nazionali perdute secoli fa, creare un nuovo stato e quindi elaborare una nuova Costituzione. Fra gli argomenti a favore si trova la necessità di risanare l’economia catalana, che soffre un importante deficit annuale cronico nella sua bilancia fiscale con lo stato spagnolo.

Ci sono state alcune iniziative di dibattito costituzionale, una di queste coordinata dal giudice Santiago Vidal (https://www.unanovaconstitucio.cat). Nel suo progetto iniziale di articoli si propone il seguente articolo concernente la moneta:

Articolo 89. La moneta e la Banca Centrale della Catalogna.

  1. L’euro è la moneta di corso legale in tutto lo Stato catalano.
  2. L’emissione di moneta e biglietti sarà di competenza esclusiva della Banca Centrale della repubblica, seguendo i criteri ed i limiti fissati dalla Banca Centrale Europea.
  3. La sede permanennte della BCC sarà la città di Barcellona.

Sapendo che l’euro è una moneta creata per mezzo di un debito con interesse impossibile da pagare, e le difficoltà che causa questa singolarità nelle istituzioni europee, a lungo andare la conseguenza di introdurre questo articolo 89, nei suoi comma 1 e 2, in un ipotetico nuovo stato catalano può significare la rovina di questo stato e della sua società. Le stesse conseguenze che può soffrire lo Stato spagnolo e l’insieme della società spagnola se va avanti allo stesso modo.

In questo senso, è molto meglio che la proposta di un nuovo stato non menzioni per nulla il suo sistema monetario, e dia libertà alle sue istituzioni pubbliche ed al suo popolo di adottare delle soluzioni più favorevoli, anzichè imporre come ufficiale un unico tipo di moneta basata sul debito con interesse. È il caso della prima bozza di un altro progetto di Costituzione catalana che si sta dibattendo sull’internet (http://www.constitucio.cat). Un gruppo di giuristi sta elaborando un progetto (http://www.reiniciacatalunya.cat) dove confluiscono dei disegni di costituzione esistenti, si raccolgono proposte di altri ambiti e si ascoltano le diverse opinioni del popolo.

Monete complementarie, sociali e locali.

Jordi Griera, un ingegnere industriale e cofondatore dell’Istituto della Moneta Sociale, ci informa in alcune delle sue conferenze, per esempio La moneda, la gran desconeguda (La moneta, questa grande sconosciuta), del 2 agosto 2013 a Figueres, e La moneda social (La moneta sociale), di giugno 2014 a Castellnou del Bages, che in alcuni luoghi del mondo esistono delle monete sociali nominative che dinamizzano l’economia locale. Per esempio in Svizzera, da 80 anni esiste una moneta complementare chiamata Wir, che funziona con successo per 60.000 aziende di questo paese, con un volume equivalente a 3 miliardi di euro, secondo un documentario della RAI. Questa moneta sociale offre disponibilità di denaro dentro il mercato, senza che il suo flusso monetario si veda ridotto dai successivi prestiti da restituire con interesse.

Bisogna anche ricordare che le grandi banche sono solite destinare il 98% del denaro dei loro clienti a valori che offrono un rendimento elevato, per esempio la speculazione in valuta, il petrolio e i suoi derivati, l’armamento, ecc. Soltanto il 2% viene investito nello stesso mercato dal quale proviene il denaro, e questo fa che il mercato locale soffra un grave disinvestimento. La responsabilità di questa situazione non ricade tanto sulle banche ma piuttosto sugli investitori che esigono senmpre rendimenti elevati.

A causa di ciò, l’economia della produzione ed il consumo soffre una gran mancanza di capitale (deflazione). Questo capitale, d’altra parte, è abbondante nell’economia speculativa (inflazione). È quello che viene chiamato stagflazione.

Per contro, un flusso monetario di una moneta sociale viene mantenuto in modo integro e senza perdite entro il mercato dove si produce. Nel caso del Wir, la sua attività è anticiclica: aumenta nelle situazioni di depressione e diminuisce nelle situazioni di prosperità, attutendo gli effetti delle crisi.

Monete nominative.

All’origine esisteva un denaro nominativo. Ne parla l’archeologa Denise Schmandt-Besserat nel suo artícolo Gli antecedenti della scrittura, pubblicato nella rivista Le Scienze, di agosto 1978. In questo articolo spiega come l’economia dei templi-banche delle città-impero di Sumer dall’ 8000 fino al 2300 a.C. si basava in conti correnti di schede di terracotta, perforate e legate con dello spago, bolle di consegna sotto forma di sfere in terracotta con le schede all’interno, e contratti di fattura-assegno con tavolette di terracotta. La loro introduzione ebbe luogo in un’epoca di pace crescente.

Le monete anonime esistono da circa 4300 anni. La loro nascita coincide con gli inizi dei primi imperialismi. Assieme ai biglietti permettono l’acquisto sia di merci lecite, per esempio cibo o indumenti, sia di merci illecite, per esempio la reputazione di una persona. Sono il principale fattore di corruzione della società.

Il denaro nominativo telematico può circolare più rapidamente. Può lasciare traccia e quindi una prova giuridica di ogni scambio. Questa caratteristica stimola l’etica e la responsabilità. Permette un’economia più trasparente, dove ogni agente può conoscere i dati dell’insieme del mercato a parità di condizioni.

Las moneta Wir in Svizzera, come altre monete sociali, per esempio la Turuta di Vilanova i la Geltrú in Catalogna, sono monete sociali nominative, alternative alla moneta ufficiale. Stimolano l’economia locale, la trasparenza degli scambi e il loro uso è limitato alle merci e servizi leciti. Sono quindi un freno per la corruzione.

È evidente che la costruzione di uno stato non deve impedire queste esperienze se si vuole evitare l’impoverimento della società.

La banca senza interessi.

Per correggere questo difetto del sistema che è l’interesse del prestito, sono apparse due iniziative bancarie pioniere in questo senso. Una è la banca Jak svedese, e l’altra la banca islamica. Le due proposte di banca etica e senza interesse sono eccellenti esempi di alternativa fattibile sia per la banca privata sia per il sistema stesso.

Il Sistema Generale.

Agustí Chalaux (1911-2006) e Lluís Maria Xirinacs (1932-2007), assieme ad altre persone elaborarono il Sistema Generale. Un modello politico, economico e sociale dove si propone l’esistenza di un denaro esclusivamente nominativo. Nella loro associazione, il Centro di Studi Joan Bardina, prepararono un primo libro dal titolo Tercera Via (Terza Via), che è rimasto senza pubblicare durante trent’anni, ma che fu l’ispirazione per altri pubblicati prima di questo, come Uno strumento per costruire la pace, Assaig sobre moneda, mercat i societat (Saggio su moneta, mercato e società), Moneta telematica e strategia di mercato e Decrets llei per una constitució del segle XXI (Decreti legge per una constituzione per il XXI secolo).

Nel Sistema Generale la capacità di creare denaro pubblico appartiene alla comunità, ne è responsabile l’amministrazione pubblica, sia i municipi, lo stato o la comunità di stati con moneta propria.

Le virtù dell’etica, la trasparenza e la responsabilità sono stimolate da una moneta nominativa che lascia una prova giuridica di ogni scambio, e che permette di sapere, a ragión veduta, i dati statistici globali del mercato. I pianificatori e studiosi di economia possono vedere come questa disciplina diventa una vera scienza. La truffa fiscale diventa molto più difficile e le tasse possono scendere, sulla base di un’imposta per ogni transazione e un tributo sulla terra che renda più facile una municipalizzazione non aggressiva.

Come conseguenza di questa moneta nominativa si stabilisce una rendita basica universale. Al principio il Sistema Generale stabiliva un salario sociale soltanto per le persone che non avesssero altre entrate. Ma gli studiosi della rendita basica hanno osservato che il salario sociale è una discriminazione positiva che stimola la disoccupazione, mentre che un reddito basico universale, più ridotto ma offerto a tutti e compatibile con qualunque altra entrata, stimola l’aumento del lavoro stipendiato, dato che tutti diventano consumatori, i venditori possono vendere i loro prodotti e servizi e possono offrire altro lavoro. In questo modo si elimina la miseria materiale.

Se si combinano le misure del denaro nominativo con il reddito basico la delinquenza per questioni di denaro, che abitualmente riempie le prigioni, diminuisce in modo drastico, dato che il denaro nominativo rende difficili le opportunità di delinquere, mentre che il reddito basico diminuisce la necessità di farlo.

Nel Sistema Generale, la Giustizia è la titolare delle reti telematiche monetarie. Questa è completamente indipendente dai poteri esecutivi e legislativi dello stato, ed amministra una parte fissa del suo bilancio, sia ordinario che straordinario. Una Giustizia indipendente con sufficienti risorse umane e materiali permette di risolvere con maggior rapidità i conflitti che si producono all’interno della società, senza perdita delle necessarie garanzie processuali, e facendo in modo che i giudici ed i tribunali possano vincere meglio la tentazione della bustarella.

Chalaux e Xirinacs enunciarono un’ipotesi di lavoro, soltanto dimostrabile entro un’economia scientifica basata sul denaro nominativo, sulla possibile esistenza di un capitalismo comunitario o bene comune mercantile. Una ricchezza nascosta, basata sulle invenzioni che non pagano più diritti di brevetto potrebbe permettere l’invenzione del denaro necessario per nutrire la spesa pubblica, riducendo le tasse ad un minimo di prudenza economica.

Nella Costituzione di uno stato, le proposte del Sistema Generale costituiscono la base di un vero stato di diritto e l’opportunità per una società più giusta. La sua successiva introduzione nei diversi stati del mondo potrebbe anche essere uno stimolo per una pacificazione crescente di tutta l’umanità a tutti i livelli.

Gruppo del Centre d’Estudis Joan Bardina.
Mercoledì, 11 novembre 2015.
Traduzione: Loto Perrella.

Link originali:
http://bardina.org/nw/escrits/la-moneta-e-la-costituzione-it.htm
http://bardina.org/nw/escrits/la-moneta-e-la-costituzione-it.pdf
Sito originale:
http://bardina.org


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