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Pubblicazioni del Centro:

Breve storia della moneta.
Agustí Chalaux de Subirà, Brauli Tamarit Tamarit.

Il Capitalismo Comunitario.
Agustí Chalaux de Subirà.

Uno strumento per costruire la pace.
Agustí Chalaux de Subirà.

Leggende semitiche sulla banca.
Agustí Chalaux de Subirà.

Moneta telematica e strategia di mercato.
Magdalena Grau, Agustí Chalaux.

Omaggi e biografie:

Note autobiografiche di Agustí Chalaux de Subirà (1911-2006).

La disunione fiscale europea.

Joan Casals (1925-1998) – Expresidente della PIMEC1.
Avui. Giovedì, 10 luglio 1997. Economia.

Joan Casals (1925-1998).Avui. Logo.L’opinione pubblica ha delle cose molto strane: una di queste è che molto spesso si sorvola sulle maggiori assurdità, e l’altra è che i temi più polemici finiscono col cadere nel dimenticatoio in modo così completo che si perde persino la sensibilità verso qualunque questione simile che possa sorgere più avanti.

Un esempio ben chiaro di questo è l’attuale controsenso che stiamo sul punto di fare la grande unione monetaria in Europa fra paesi che hanno la maggior disunione fiscale. Questo controsenso diventa discordante da noi se pensiamo che, or non è tanto, in Spagna stavamo discutendo per un tema paragonabile. Cioè, il nuovo modello di finanziamento delle autonomie (con la cessione del 30% dell’IRPF), che soltanto suggeriva un elemento di decentralizzazione molto lontano dal causare una disunione fiscale all’interno dello stato.

Nonostante questo, in quel momento si diffusero ogni sorta di cattivi auguri contro questo leggero rilassamento dell’estremo centralismo fiscale spagnolo: a cominciare dall’idea che questo provocherebbe una rottura della solidarietà fra gli spagnoli fino a quella dove si affermava che avrebbe promosso il dumping fiscale fra le autonomie. Ma dopo tutto questo subbuglio, ora, dinnanzi alla grande disunione fiscale europea sembrerebbe che troviamo molto naturale questa divergenza di pareri. Tutto quanto assieme alla rigida e irreversibile convergenza monetaria che ci stiamo tutti esigendo da Maastricht.

Si ha la sensazione allora che questa disunione è un problema che si può lasciare tranquillamente per più avanti e che, quindi, ora non è il caso di discutere mentre si cerca di avviare un’unione fiscale europea. Ciononostante, non rischiamo forse con quest’attitudine di allontanare o boicottare l’unione politica europea? Non fu forse appunto l’unione politica il vero motivo e meta di tutte le tappe percorse dall’Europa sin dal Trattato di Roma di 40 anni fa? Diciamo questo perche ci sembra che una unione monetaria senza unione politica, e quindi fiscale, potrebbe rischiare di iniziare un processo di raffreddamento progressivo fra i paesi, soprattutto fra i paesi più concorrenziali da un punto di vista industriale, e quelli che ora sono meno. E questo perche la minore produttività de questi ultimi farà che i loro prezzi, con una moneta única non svalutabile, diventino meno competitivi con il trascorso degli anni, e così aumenti la disparità fra i paesi.

Quello che succede però è che una vera unione fiscale richiederebbe una certa cassa comune, diciamo pure un budget federale, con un volume ragionevole per poter finanziare non soltanto i servizi comuni, ma anche i transfert di fondi agli stati europei che abbiano bisogno di uno sforzo maggiore di attrezzature e di sviluppo… In realtà non sarebbe necessario inventare nulla di nuovo, dato che questo funziona già negli Stati Uniti d’America, per esempio. Ma in compensazione quest’operazione troverebbe sicuramente molta opposizione e diffidenza fra gli europei. Malgrado il fatto che l’idea di un’Europa per molti anni in un mercato comune forte e unificato, vicino ad una politica comune debole e dispersa non è affatto allettante, a meno che ci rassegniamo ad un potere politico subordinato al potere economico.

Articolo fornito da Jordi Griera, membro d’onore del Centre d’Estudis Joan Bardina.
Traduzione: Loto Perrella.


Nota:

1 PIMEC: Petita i Mitjana Empresa de Catalunya (Piccole e Medie Imprese della Catalogna).


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La moneta e la Costituzione.

Due interviste a Martin Armstrong. Il visionario.

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