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Breve storia della moneta.
Agustí Chalaux de Subirà, Brauli Tamarit Tamarit.

Il Capitalismo Comunitario.
Agustí Chalaux de Subirà.

Uno strumento per costruire la pace.
Agustí Chalaux de Subirà.

Leggende semitiche sulla banca.
Agustí Chalaux de Subirà.

Moneta telematica e strategia di mercato.
Magdalena Grau, Agustí Chalaux.

Omaggi e biografie:

Note autobiografiche di Agustí Chalaux de Subirà (1911-2006).

Leggende semitiche sulla banca.

L'INTESA GIUDEO CRISTIANA DI CATALOGNA.

Conferenza di Agustí Chalaux de Subirà alla Sala Claret, 22 febbraio 1990.

Indice:

Nota: Agustí Chalaux scriveva con la maiuscola le cose concrete, con la minuscola le astrazioni.

Leggende semitiche sulla banca.

INTRODUZIONE.

  1. Il nostro comune amico Antoni de Gibert mi ha spinto a fare, qui ed ora, non una conferenza, ché non ne sono all’altezza, ma una chiacchierata fra vecchi amici dell’Entesa judeocristiana de Catalunya. E oltre tutto «à bâtons rompus» (a ruota libera), come dicono i miei ex futuri compatrioti, i francesi.
  2. Vi chiedo di scusarmi per il mio catalano, lingua in cui mi esprimo con una certa difficoltà, perché tutto ciò che posso dire lo penso prima in francese e poi lo traduco in catalano.

Se volete posso parlare in castigliano ma vi avverto che sarà anche peggio, perché il mio pensare in francese lo traduco mentalmente in catalano e solo dopo questa prima ginnastica traduttrice «traditrice», passo a tradurlo/tradirlo in castigliano. Alla mia età la mente non funziona più tanto bene e, se mi vedo obbligato a parlare in castigliano, una parola qualsiasi, anche la più comune, a volte mi fa barcollare, resto di colpo a metà della frase che stavo pronunciando e, nella mia confusione, non ricordo nemmeno più l’equivalente francese.

  1. Se riesco a interessarvi ne sarò lietissimo, non per me ma per l’ideale che difendo: la libera fede di Abramo nell’Altissimo e, in questa cornice di fede assoluta, fare tutto quello che è nelle nostre mani per cercare di risolvere ogni problema naturale-sociale che si presenti nel corso delle nostre vite e cercare di risolvere, nella più ampia e intensa fratellanza umana, tutti quei problemi che, ancorché sembrino giganteschi a raso terra, non sono nulla nello Sguardo Sorridente del Signore di tutte le nazioni.

Se non riesco a destare il vostro interesse sul grande problema della banca, istituzione antica quasi come le prime civilizzazioni dell’Asia sud-occidentale, più di 9.000 anni fa, me ne scuso sin d’ora umilmente.

  1. Dividerò il mio intervento in tre parti:
    • 4.1. Nella prima, cercherò di sintetizzare tutto quello che imparai da un grande amico, oltre che prestigioso banchiere, durante la mia adolescenza e gioventù.
    • 4.2. Nella seconda parte parlerò di come lo conobbi e delle due prime leggende che espose in una conferenza quando avevo 14 anni e andai a confondermi fra gente seria. Alla fine della conferenza intervenni in modo più o meno intempestivo, com’è mio solito, e questo spinse il grande banchiere a occuparsi di me, insignificante ragazzetto coi pantaloni corti.
    • 4.3. nella terza parte, la conclusione, dirò la mia opinione:
      • 4.3.1. prima, sul mio vecchio e buon amico:
      • 4.3.2. e poi su:
        • La moneta
        • Il denaro
        • La banca
        • I prestiti bancari meschinamente dati in usura con interessi altissimi da una banca che usa, senza pagare interessi o a interessi molto bassi, fondi altrui che non sono stati oggetto di contratto stipulato, ma forzati per molte ragioni antisociali.
        • E sull’invenzione fantasiosa e usuraia all’ingrosso della grande banca privata mondiale, forse già scomparsa a scapito di tutti ed a favore di «banche semipubbliche», dette oltretutto democratiche, causa di tutte le «infranimalità» conosciute come il Debito Estero del Terzo Mondo.

Prima parte. La banca.

Vi parlerò dunque della BANCA con le parole di un vecchio amico già morto, persona con me squisita, anche se non me lo meritavo all’età in cui lo conobbi. Per 10 anni mi insegnò, a Parigi - ogni volta che ci andavo e chiedevo d’incontrarlo-  cons’era la Banca, seguendo un programma pedagogico adattato alla mia età e leggende della sua tradizione dinastica, sopportando pazientemente la mia ridotta capacità di comprensione e il mio caratteraccio, spesso più aspro e insolente di quello che vorrei in qualsiasi discussione.

Oggi e dopo molte riflessioni fatte nel corso di una vita inquieta (licei francesi, maturità francese, splendide vacanze a Barcellona e in tutta l'Europa continentale, Scuola di Chimica di Mulhouse, guerra incivile a Barcellona dal 36 al 39 e Seconda Guerra Mondiale in Francia dal 39 al 45, ritorno a Barcellona ecc.), considero la BANCA radicalmente indispensabile per ogni società civilizzata: una gran parte del benessere progressivo e del progresso tecnico produttivo della storia si deve alla costante azione intuitiva dei più grandi banchieri mondiali.

Se quelli che occupavano e occupano i seggi dell’alta politica e le cupole dirigenti delle società storiche avessero svolto e svolgessero il loro mestiere con una esigenza comunitaria così altruista e disinteressata nel lungo periodo come i banchieri hanno fatto il loro mestiere crematistico, essenzialmente egoista e individualista, lucrativo e interessato, le cose andrebbero assai diversamente. Come diceva il mio amico, il grande banchiere, con un cinismo disarmante, «comprando politici ed alti funzionari io faccio il mio mestiere di banchiere. Prenditela con loro. Facendosi comprare da me non fanno il loro mestiere di politici al servizio dei loro popoli».

Se ne avete la possibilità, andate a vedere a teatro «Il banchiere anarchico», di Pessoa, e vedrete come i banchieri fanno veramente il loro mestiere corrompendo i politici e altri dirigenti morali e che sono questi ultimi a venir meno al loro compito, facendosi corrompere segretamente dai banchieri.

Ciò che cercava di farmi capire il mio grande amico e banchiere, (aggiungendo con un sorriso ironico: quando capirai quel che ti spiego io sarò già all’altro mondo da un pezzo), è questo: lo strumento più elegante, comodo ed efficace che hanno i politici per risolvere i problemi materiali dei loro popoli è dato dal dominio –ab ovo, dall’uovo in cui nascono– della moneta e del denaro.

Io alla fine l’ho capito ma non sono ma riuscito a farlo capire ai miei interlocutori. Probabilmente è colpa mia, che non so spiegarmi come si deve. Sono troppo tecnico e la tecnica annoia, soprattutto quando i tecnici «economisti», che con retorica convincente ne sanno una più del diavolo, predicano da secoli l’esatto contrario.

Il mio amico, –il grande banchiere, cinico e affascinante– diceva cose che mi sono state in seguito confermate dallo studio della preistoria e dell’ etnografia, a dimostrazione del suo enorme bagaglio umanista, avanti di 50 anni rispetto a quello che, ufficialmente, insegnavano gli eruditi dell’epoca (1925-1939).

Mi diceva, ad esempio, che l’uomo ha provato, nel corso della sua evoluzione di milioni d’anni, due sistemi di struttura sociale e tecnica radicalmente diversi:

  1. Una struttura originale del «CONDIVIDERE E PROGREDIRE NAZIONAL-COMUNITARIAMENTE», –struttura unica durante milioni d’anni–.
  2. Una struttura –assai più recente, ancorché facente parte della preistoria media e superiore– del «PRODURRE DI PIÙ E MEGLIO, MA AD OPERA DI LIBERI AGENTI PRIVATI DI UN LIBERO MERCATO, O CAPITALISMO PRIVATO», che ha progressivamente inghiottito tutta la struttura precedente al livello materiale più superficiale, senza però cancellarne il ricordo nostalgico in tutti i popoli della terra.

La prima struttura del CONDIVIDERE E PROGREDIRE IN PIENA LIBERTÀ, UGUAGLIANZA, FRATELLANZA, SOLIDARIETÀ NAZIONAL COMUNITARIA, sfociò (secondo gli etno-preistorici, circa 500.000 anni fa) in UN SISTEMA ACCUMULATIVO, tecnologicamente denominato «CAPITALISMO», CHE IN MODO SPONTANEO ED ESPANSIVO, IMMEDIATAMENTE DISTRIBUIVA TUTTI I SURPLUS PRODOTTI, GRAZIE ALL’ACCUMULATO PROGRESSO CULTURALE, EQUAMENTE A TUTTI I MEMBRI DELL’ENDO-ETNIA MATRICE, TANTO AI PRODUTTORI-CONSUMATORI COME AI SEMPLICI CONSUMATORI (DONNE INCINTA E ALLATTANTI, BAMBINI, ADOLESCENTI, FERITI, MALATI, INVALIDI, ANZIANI, INCAPACI DI OGNI GENERE...).

La seconda struttura è molto più tardia e si chiama tecnologicamente «MERCATO O CAPITALISMO PRIVATO» per la semplice ragione che è essenzialmente basato sulla PROPRIETÀ PRIVATA A FAVORE DI MOLTEPLICI LIBERI AGENTI (COLLETTIVI, INDIVIDUI E DINASTIE), AI QUALI IL SISTEMA ESIGE DI ESSERE MOLTO COMPETENTI ED ANCOR DI PIÙ CONCORRENTI, almeno in apparenza, INTERESSATI SOLO A PRODURRE DI PIÙ E MEGLIO dei valori utilitaristici, sempre più sofisticati e che stimolano l’egoismo più primario, lontano non solo da qualsiasi solidarietà nazionale ma anzi tendenti a far saltare tutti i limiti e le frontiere ancestrali fra tutte le nazioni della terra.

Mentre mi faceva capire questa lenta evoluzione umana, il mio amico mi ripeteva un ritornello che non si è mai cancellato dalla mia mente.

  1. Nell'era storica –iniziata in Asia sud occidentale circa 10.000 anni fa, conseguenza della rivoluzione del Neolitico, della quale non sappiamo nulla, sociologicamente ben documentata– cominciarono ad apparire quelle che i francesi chiamano «cités». Questa espressione francese deriva dal latino CIVITAS, ma nel significato di URBS, cioè CITTÀ-IMPERO, concetto storico che comprende ogni società civile, ogni spazio geopolitico nel senso  guerriero strategico più primitivo e feudale.

In questi ultimi 12.000 anni, secondo il mio banchiere pedagogo:

    • 1.1. appartenevano al «politico»
      • 1.1.1. l'armonizzazione e l’equilibrio economico delle due strutture sociali e tecniche citate, opposte o complementari:
        1. IL CAPITALE PRIVATO, ENORMEMENTE PRODUTTIVO.
        2. IL CAPITALISMO COMUNITARIO AUTO-DISTRIBUITORE EQUO DEI SURPLUS DI PRODUZIONE, appena QUESTI ULTIMI ARRIVANO SUI MERCATI SPECIALIZZATI DEL CONSUMO PRIVATO E DELL’INVESTIMENTO PRIVATO.
      • 1.1.2. il pieno comando personale e responsabile (ARCHIA)
        1. DEL CONDIVIDERE E DISTRIBUIRE EQUAMENTE TUTTI I BENI PRODOTTI IN ECCESSO al di sopra del potere di acquisto mercantile-privato liberamente attivato dai suoi liberi e legittimi proprietari privati.
        2. Secondo armonia ed equilibrio autoeconomici, che sono l’unica condizione sensata del CONTINUO PROGRESSO CULTURALE DI OGNI SOCIETÀ CIVILE O IMPERO, DI OGNI CITÉ E DEL SUO BENE COMUNE O OIKOS, VICUS... DI TUTTA LA CITTADINANZA.

Secondo lui il concetto di RICCHEZZA COMUNITARIA IN OGNI IMPERO –detta con il termine greco di oikos (radice delle parole ECONOMIA, ECOLOGIA, ECUMENE)– si concretizza nel numero di LIBERI AGENTI CONSUMATORI E INVESTITORI, I PRIMI CON UNA SEMPRE PIÙ BELLA EDUCAZIONE E ISTRUZIONE, I SECONDI CON UNA SEMPRE PIÙ EFFICACE COMPETENZA PROFESSIONALE-IMPRENDITORIALE.

    • 1.2. Invece il banchiere ha un ruolo predominante nel MERCATO PRIVATO, dove il concetto di «RICCHEZZA» è molto più ristretto e PRIVATO, e si traduce nel numero di LIBERI AGENTI PRODUTTORI PRIVATI: IMPRENDITORI, INVESTITORI, LAVORATORI, INVENTORI.

Con buona pace degli pseudorivoluzionari da salotto, gran parte del benessere progressivo e del progresso tecnico-produttivo nella storia degli ultimi 4.500 anni è dovuto ai banchieri, responsabili altresì di mascalzonate ancor più notevoli.

Infine va sottolineato che nelle due leggende che narrò nella conferenza in cui lo conobbi, il furbacchione parlò di due personaggi, più o meno ben documentati storicamente, nei quali si mescolavano le due personalità di «politico» e di «banchiere» –senza che si capisse bene dove cominciava l’una e dove finiva l’altra.

Seconda parte. Come lo conobbi e le due leggende iniziali.

Ebbene, detto questo, che è la conclusione della mia prima parte, cominciamo dal principio che, come si è soliti fare per riassumere lo spirito di ciò che si dice, è la mia seconda parte.

Un giorno, in un villaggio della dolce Provenza –del quale serbo meravigliosi ricordi ma il cui nome non voglio menzionare perché, non essendo uno storico della vita contemporanea, non intendo fornire troppi indizi agi storici professionali che voglio lasciare nel dubbio del «se non è vero, è ben trovato». In un villaggio della Provenza, dicevo, dove ero interno in un collegio (che lì chiamano Lycée), un pomeriggio in cui mi annoiavo marinai la scuola con un metodo che fino ad allora aveva funzionato abbastanza bene, perché avevo un buon orologio ed studiato un orario rigido e sistematicamente poliziesco.

Avevo 14 anni, correva il 1925 e, naturalmente, andai a finire al cinema, tossicodipendenza dell’epoca.

All’uscita, passai davanti a una sala di conferenze, di quelle che volevano imitare Parigi e mi fermai di colpo (tomber en arrêt) davanti a una grande locandina che diceva  Il ruolo del finanziere nella città. Malgrado il mio nascente rimorso e il rischio sicuro di arrivare tardi al mio «hotel», decisi che, con l’ingresso libero, il gioco valeva la candela; per la mia educazione da «giamburrasca» poche volte apparivo con il mio caratteraccio in un cenacolo.

Presi posto abbastanza lontano dalla cattedra, in fondo sull’ultima poltrona. Ero ben riparato da qualsiasi sguardo indiscreto e la sala si riempì un po’ alla volta di adulti, dai 30 ai 60 anni, la maggior parte muniti di barbe solenni e di baffi imponenti.

Il conferenziere, che giudicai «uomo di mondo», senza complessi e con assoluta disinvoltura, snocciolò quello che aveva deciso di dire e null’altro, senza l’ausilio di nessuna scaletta e con la sicurezza della persona abituata a parlare di quello che sa, quando e come vuole. Era grande il suo sapere e il suo discorso di una scorrevolezza elegante ed esatta.

  1. Spirito brillante, mi lasciò a bocca aperta con aneddoti e leggende che per me spiccarono su tutto quello che aveva detto.
  2. Bene! Ormai sapete cosa significa la parola cité in Francia: senza batter ciglio cominciò a usare la denominazione di città impero per riferirsi alle piccole cittadelle principali in cui nacque la banca nell'Asia sud-occidentale circa 8.000 anni fa e quella d’impero per parlare dell’Egitto faraonico.
  3. Allora, in primo luogo narrò a metà la sua leggenda sul giudeo Giuseppe, ministro-banchiere onnipotente d’un faraone invasore, hiksos, cioè semita anch’egli. E, in secondo luogo, un’altra leggenda su Salomone, figlio di David, secondo lui «grande re e ancor miglior banchiere», tutta di fila.

Cominciamo dalla leggenda più corta su Giuseppe. Secondo il conferenziere, la genialità di Giuseppe lo portò a inventare, in un’agricoltura da sussistenza, un periodo di GRANDI ECCEDENZE DI PRODUZIONE DI DERRATE con il semplice annuncio, dimostrato da un lungo tempo di pratica, che lui, Giuseppe, era disposto a comprare tutto. Questo periodo di abbondanza stimolata da un grande «finanziere» si chiama secondo le leggende «Le 7 vacche grasse», per il ricorso sacralizzante al numero 7, perché non sappiamo esattamente quanto durò.

Rispetto a Salomone, la cosa, benché più lunga, fu ancora più facile.

La straordinaria fama di Salomone come grande re e miglior banchiere era giunta all’udito del re di Tiro e del re di Sidone, caposaldi commerciali di prim’ordine in quei tempi di navigatori universali e di carovane che andavano dal Mediterraneo all’Indico.

Ci limiteremo al re di Tiro. Che mandò a Salomone un ambasciatore per chiedergli consiglio su di un problema di ordine pubblico che non sapeva risolvere e che riduceva il numero di lavoratori del porto e degli abitanti di Tiro, da lui ritenuti la vera ricchezza della sua città-impero.

Salomone fermò il diplomatico prima che cominciasse a parlare e gli disse che se il re di Tiro voleva chiedergli un consiglio bisognava cominciare dall’inizio: stabilire regolari rapporti diplomatici, sottoscrivere un trattato fruttuoso per entrambe le parti e, in segno di buona fede e di migliore amicizia, dare a Salomone in sposa la sua figlia più bella ed amata.

Tutto venne fatto secondo i desideri del grande «re-banchiere». Dopo lo sfarzoso matrimonio chiamò l’ambasciatore e gli disse:

-Bene, adesso posso ascoltare il problema per il quale il tuo re vuole il mio consiglio e, se possibile, una soluzione pratica e permanente.

L'ambasciatore gli spiegò che il problema era questo: il proletariato portuale di Tiro, periodicamente si ribellava per mancanza di pane e saccheggiava con una violenza terribile, attaccando le guardie, i magazzini di grano e di farina, dove trovava anche merci di maggior valore e prezzo. Al re non restava altra scelta che mandare le sue guardie a rompere tutte le teste necessarie per soffocare queste rivolte sporadiche e spontanee prima che si estendessero troppo.

  1. Dalle parole dell’ambasciatore, Salomone trasse la seguente conclusione:
    1. Quando c’è molto grano e farina nei magazzini i salari sono così bassi che, anche se i prezzi calano, le famiglie povere non possono comprare né pane, né farina, né grano.
    2. Quando non c’è molto grano né farina –anche se sono aumentati i salari dei lavoratori del porto– i prezzi sono così alti che la situazione diviene ancora più tragica per i più poveri.
  2. Il suo consiglio fu breve e preciso: Ti do una lettera per il tuo re e ti dico cosa c’è scritto, ma lo dico solo a te. Nessuno deve saperne nulla finché il re non avrà messo in pratica il mio consiglio. Nella lettera dico al re che, se sei indiscreto e violi il tuo segreto diplomatico, dovranno subito applicarti la pena più lieve: la pena di morte. Hai capito bene, tanto per questa volta come per le tue prossime visite.

–Ebbene, il mio consiglio è di SOPPRIMERE LE DOGANE. Una volta le abbiate soppresse, aspetta due anni e ritorna.

Il povero ambasciatore si lamentava: sopprimere le dogane è impossibile, alimentano il tesoro reale. Salomone sorrise: conosceva alla perfezione tutti i trucchi del corrotto sistema doganale di Tiro ai quali partecipava anche l’ambasciatore.

–Bene, non discutere. Comunica il mio consiglio al re e torna due anni dopo averlo messo in pratica.

A Tiro il re decise, seguendo il consiglio di Salomone, di sopprimere le dogane e inmediatamente i capitani delle navi e i capicarovana, assieme a tutti gli altri importatori-esportatori, tirarono un sospiro di gran sollievo. Prima, per non pagare tante tasse doganali, le dichiarazioni delle merci si riducevano, in genere, alla metà delle quantità realmente imbarcate o caricate; la comunicazione alla dogana era, per esempio, pari a un valore di 10, sul quale veniva pagato, per esempio, un 2 di dogana.

Ma, visto che le merci all’epoca valevano il loro peso in oro, i piccoli mercanti e i loro trasportatori stipulavano dei contratti d’assicurazione contro eventuali perdite dei carichi, che riflettevano il valore reale, mettiamo 20, per il quale avrebbero dovuto pagare 4 e non 2 di tasse. Quando affondava una nave o si perdeva una carovana, le compagnie d’assicurazioni, già assai floride in quei tempi, dicevano all’importatore-esportatore che aveva pagato i premi convenuti per il carico reale di ogni esportazione o importazione:

–Questa differenza fra le comunicazioni ufficiali alla dogana e il nostro contratto privato d’assicurazione dimostra la tua volontà speculativa. Se non vuoi avere guai legali accetta la nostra proposta: dividiamo per due la differenza e ringraziaci per non limitare il pagamento al semplice valore riportato sui documenti doganali, gli unici legali

Una volta licenziati tutti i funzionari doganali e soppresso radicalmente un sistema burocratico arcaico e corrotto, tutti i commercianti, marittimi e carovanieri, pieni d’iniziativa e d’inventiva, dettero inizio ad una fantastica era di prosperità in un mercato interamente libero, senza stupidi ostacoli né costi dovuti alla corruzione «burocratica».

Due anni dopo la soppressione delle dogane, l’ambasciatore di Tiro, come convenuto, tornò in visita di cortesia da Salomone.

–Non devi spiegarmi nulla, sono perfettamente al corrente, grazie ai miei banchieri ebrei di Tiro, dell’eccellente situazione del vostro emporio commerciale.

Ecco qui la mia seconda lettera per il tuo re. Ricorda ciò che ti dissi su discrezione e crimini speculativi d’iniziati. Ti dirò che cosa consiglio al tuo re: RISTABILITE LE DOGANE.

  1. In un nuovo sistema in mano agli aristocratici più ricchi di Tiro e dei loro schiavi contabili, tutti essi saranno responsabili direttamente davanti al re della trasparenza del sistema, che sarà inoltre molto facile da applicare.
  2. Perché non viene ristabilita assolutamente nessuna tassa doganale, né sulle meci in arrivo né su quelle in partenza1.

Non dire nulla. So quello che pensi e non m’interessano le tue ragioni. Quando, fra due anni almeno, tutto vada come previsto torna da me.

Dopo altri due o tre anni l’ambasciatore tornò. Salomone gli disse:

–Eccoti la lettera per il tuo re, sigillata con la mia effigie. Non cercare nemmeno di aprirla e di sapere cosa c’è scritto perché ti giocheresti la vita e insisto sulla tua discrezione con il tuo re. Vai e torna fra due anni.

Il re di Tiro fece quello che Salomone gli diceva:

–Invita tutti i banchieri di Tiro a una grande festa. Non ti curare dei miei banchieri ebrei: obbediranno ciecamente.

Se ti dicessero che uno dei tuoi banchieri non vuole venire alla tua festa, annuncia al mattino dello stesso giorno che sarà esiliato su due piedi, per sempre, manu militari. E continuava indicando quello che il re doveva dire nel brindisi finale del banchetto.

E questo è il discorso del re alla fine del banchetto, al quale parteciparono tutti i banchieri di Tiro, eccetto pochissimi diffidenti ed avvertiti, e riccamente vestiti con tutti i loro gioielli, contenti e prosperi per la prosperità commerciale di Tiro:

–Cari banchieri miei: avete visto lo splendore del mio regno, da quando abbiamo soppresso la corruzione generalizzata del nostro anacronico sistema doganale che adesso s’incarica solo di redigere con totale trasparenza i dati ufficiali in assoluta coerenza con il contratto obbligatorio privato di assicurazione su ogni importazione o esportazione. La nostra contabilità e le nostre statistiche ufficiali sono così esatte che, per la prima volta, anche voi vi riponete più fiducia che nelle vostre stesse informazioni bancarie private.

È un successo che sono felice di aver festeggiato con voi, perché siete l’energia promotrice del nostro commercio patrio.

Adesso vi comunico il mio decreto: la vostra corporazione pagherà direttamente a me, un diritto di dogana del 10% del valore prezzo-commerciale di tutte le importazioni ed esportazioni per via marittima e terrestre da Tiro.

I banchieri piansero e si lamentarono, si stracciarono le ricche vesti, ma il re, impavido, si alzò e uscì dalla sala del banchetto con i suoi alti ufficiali, capi della dogana, guardie del corpo e la corte.

Trascorsero altri due anni e tornò l’ambasciatore di Tiro, orgoglioso dello splendido successo del suo re, di cui egli era pienamente partecipe.

–Non dirmi nulla, so che tutto va alla perfezione. Ecco qui un’altra lettera per il tuo re. Ricorda il mio ordine di fedeltà e discrezione assolute, sotto pena di morte. Per questa faccenda di così facile soluzione non occorre che tu torni mai più.

Nella lettera, Salomone diceva al re di Tiro:

–Invita di nuovo i tuoi banchieri di Tiro a un altro banchetto. Nell’invito, visto che, anche se i loro affari vanno a gonfie vele, saranno diffidenti a causa del primo banchetto, avvisa che coloro che non obbediranno all’ordine partecipando alla tua festa saranno inmediatamente giustiziati e le loro donne ed i figli venduti come schiavi.

Così fu fatto e questa volta cominciò dai banchieri ebrei di Tiro. Tutti si recarono al banchetto, assumendo l’aspetto dimesso di banchieri d’espressione triste e vesti povere di quando si presentano in pubblico.

Alla fine del banchetto il re di Tiro decretò:

–D'ora in poi ogni volta che i prezzi medi del libero mercato a Tiro, tanto all’ingrosso come al dettaglio:

  1. Aumentino o calino del 10% la corporazione bancaria di Tiro pagherà sul totale importato-esportato l’ l’11% d’imposta,
  2. Aumentino o calino del 15% la tassa doganale sarà del del 13%,
  3. Aumentino o calino del 20% la tassa doganale sarà del 15%.

E così di seguito.

E qui finisce la leggenda su Salomone. Il grande banchiere dei primi 40 anni del XX secolo annunciò trionfalmente che i documenti contabili-bancari di Tiro mostrano che i prezzi praticati in quella città furono di una straordinaria stabilità per 70 anni, cioè per tutto il periodo in predominò l’influenza dell’Israele salomonica in tutta la Palestina e oltre.

Qui terminò la conferenza di quello che sarebbe stato il mio grande amico banchiere.

Stava annottando per quei signori desiderosi di non arrivare tardi a casa quando aggiunse: se qualcuno dei presenti vuol chiedere qualche chiarimento sono a vostra disposizione.

Visto che tutti tacevano e aspettavano, educatamente, che il conferenziere si alzasse per poterlo imitare ed andarsene, saltai in piedi e dichiarai che avevo due domande:

  1. Perché non aveva detto nulla sul ruolo del banchiere Giuseppe nella dura crisi delle 7 vacche magre.
  2. Perché non cercava un rimedio analogo a quello del re Salomone per attaccare l’ancor più dura crisi anti-economica la cui imminenza tutti gli esperti degli anni  1919-1924 presagivano.

Invece d’arrabbiarsi di fronte a tanta insolenza, il conferenziere disse:

–Non vedo questo signore che, con gentile ironia, mi domanda tali chiarimenti con voce così giovanile. Poiché immagino che sia di piccola statura, gli chiedo di salire sulla sedia in modo che possa vederlo e così tutti sapremo il da farsi.

Con tutta l’insolenza dei miei pochi anni e irritato per lo scarso rispetto alla mia illustre persona, salì sulla sedia. Pensate che avevo 14 anni e indossavo i cortissimi pantaloncini di moda fra gli adolescenti inconformisti dell’epoca. Tutti –lui per primo– scoppiarono a ridere. Imperterrito egli continuò: Signori, è ora di andare a cena: mi occuperò io di questo giovane amico e interlocutore.

Tutti se ne andarono soddisfatti e sorridenti, guardandomi come un uccellino o un uccellaccio strano. Per fortuna non c’era nessun conoscente.

Mentre ci recavamo –il grande banchiere e uomo di mondo ed io piccolissimo accanto a lui– al ristorante del suo prestigioso hotel, gli dissi che ero scappato dal liceo di nascosto e che dovevo fare in fretta se non volevo  finire nei guai.

–«Ne vous preocupez pas, mon jeune ami. Je vous conduirai au Lycée et expliquerai moi-même que je porte toute la responsabilité de votre aventure». («Non vi preoccupate, mio giovane amico. Io vi riporterò al Liceo e assicurerò che la responsabilità della vostra avventura è tutta mia»).

Terza parte. Chiusura.

Così conobbi il grande banchiere che, negli anni che seguirono, quando gli telefonevo dicendo che ero a Parigi, m’invitava a rendergli visita e mi raccontava una infinità di aneddoti e leggende sulla banca «Sumera», sui periodi successivi al 2.500 a. C., sull’ispirazione semitica dell’imperialismo sargonico e , un secolo dopo, Kassita d'Accad-Babilonia.

L’influenza semitica sulla banca fu importantissima in tutta l'Asia sud-occidentale, in Egitto e sui porti del golfo di Suez e del golfo Persico fino all’India ed alla Cina, dove verso il 1.500/1000 a. C. arrivarono mercanti che insegnarono ai cinesi l’uso della moneta contabile intra e interbancaria scritta e dei PEZZI DI MONETA D’ORO, D’ARGENTO, DI RAME E DI BRONZO.

Se questa conferenza vi è piaciuta sono a vostra disposizione per esaminare con calma quelle leggende udite dalle labbra del mio banchiere educatore.

Per finire agiungerò solo che queste lunghe conversazioni con il mio banchiere e grande amico durarono, con intervalli di 3/6 mesi fra una visita e l’altra, dal 1925 al 1934. In seguito, a parte una visita agli inizi del 1939 e di un’altra nel maggio dello stesso anno, non lo rividi più e, a quanto mi han detto, morì a New York nel 1942.

Grazie a tutto quello che in seguito ho studiato su archeologia, etnografia, storia, progresso tecnico e dromologico, ho potuto verificare come quella persona d'immenso sapere e occulto potere si anticipava in più di 50 anni alla mentalità del suo tempo ed a tutta la successiva vasta documentazione sull’evoluzione degli imperialismi mondiali dopo il 2.500 a. C., quando sorse quello di Sargon I d'Akkad.

La sua visione era umanista e ottimista sull’avvenire dell’umanità, benché nel corso di tutta la sua vita esercitasse, credo, un potere occulto e negativo. Non mi stupisce il suo orgoglio quando affermava di essere in fondo un libertario, un anarchico e di far parte con molti dei suoi ricchissimi e potenti amici francesi, renani, belgi, olandesi, anseatici, svedesi, finlandesi, ungheresi ecc. della  FEDERAZIONE ANARCHICA INTERNAZIONALE (FAI), che nulla aveva a che vedere, malgrado la coincidenza della sigla, con la FEDERAZIONE ANARCHICA IBERICA.

Ho portato fotocopie di un articolo «scientifico» sulla banca di circa 4.500 anni fa ad Accad. Non va dimenticato che il modello di civilizzazione monetaria e bancaria d'Akkad s'impose rapidamente in tutta l'Asia Minore e in Egitto, le due uniche eccezioni di questo tipo nel mondo antico fino agli  800, quando un piccolo impero ellenizzato dell’Ellesponto iniziò a CONIARE PEZZI DI MONETA METALLICA INTRINSECA.

Debbo dirvi come cominciarono gli unici contatti che ho avuto con la grande banca. Quella che sa fare usura all’ingrosso, ma a basso interesse, inventando «denaro immaginario-astratto» che è restituito sotto forma di denaro SUDATO E RISUDATO CREATORE DI ECCEDENZE DI PRODUZIONE CHE LO RENDONO SOLVENTE, questo denaro immaginario-astratto inventato, MA FANTASTICAMENTE PROMOTORE PRATICO.

L'unico difetto che ci trovava il mio vecchio amico (in parte mi dava ragione) è che questo inventato denaro immaginario-PROMOTORE DI TUTTO IL MERCATO COMPLESSIVO fosse iniziativa e proprietà privata di una grande banca privata, invece di essere il frutto di una INIZIATIVA LEGISLATIVA-COMUNITARIA CHE DETERMINASSE AUTOMATICAMENTE la quantità di questo denaro inventato –PROMOTORE in funzione DELLE ECCEDENZE REALI PER INVESTIMENTO E CONSUMO LE QUALI:

  1. Senza questo denaro finanziario e creditizio inventato sono terribilmente nocive, generatrici di crisi anti-economiche gravissime e debbono essere distrutte o deviate verso la creazione di un armamentismo assurdo,
  2. Possono però essere registrate con analisi e statistiche affidabili, sempre più esatte oggigiorno grazie ai progressi teorici e pratici fatti dalla informatica del tipo «inputs-ouputs» in tempo reale.

In quanto alla «piccola» banca ed ai banchieri da strapazzo, questa banca striminzita e questi banchieri meschini, senza immaginazione, concepiscono la loro attività solo come una miserabile usura del mercato che dovrebbero invece fecondare con una professionalità più dignitosa, questa piccola banca di piccola usura del mercato a base di prestiti bancari a interessi esosi di risparmi privati già sudati e risudati, scarsamente o affatto retribuiti dalle istituzioni contabili dove ricchi e proletari sono costretti a depositare il loro denaro.

Con questa banca così maltusiana –caratteristica dei paesi di antica e grande civilizzazione, ma da secoli in piena decadenza – meschinamente usuraia con crediti ridicoli, bassissimi interessi e continuo malumore, mio padre non voleva nessun rapporto e forse aveva ragione, anche se il suo deliberato allontanamento lo scapitalizzò nei periodi di mercato nero con inflazione galoppante. Queste banche miserabili fiorivano rigogliose mentre il mercato ufficiale stentava a sopravvivere in una deflazione durissima.

I pochi rapporti che ho avuto con tali banche e tale mentalità sono stati catastrofici.

Ma che importa! Ai miei quasi 80 anni tutte sono state esperienze utili per una comprensione più bella dell'enorme avventura umana, da 6/5 milioni di anni fa (secondo gli esperti), alla brevissima era civilizzata di circa 10.000 anni, nella quale la moneta, valori mercantili-monetari, valori liberal-monetari, denaro e banca sono gli strumenti privilegiati del progresso transanimale o delle recessioni infraanimali della nostra cronospecie.


Nota:

1La dogana viene ristabilita come mezzo di controllo contabile delle merci, ma senza addebiti, cioè senza pagare tariffe doganali.

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