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Pubblicazioni del Centro:

Breve storia della moneta.
Agustí Chalaux de Subirà, Brauli Tamarit Tamarit.

Il Capitalismo Comunitario.
Agustí Chalaux de Subirà.

Uno strumento per costruire la pace.
Agustí Chalaux de Subirà.

Leggende semitiche sulla banca.
Agustí Chalaux de Subirà.

Moneta telematica e strategia di mercato.
Magdalena Grau, Agustí Chalaux.

Omaggi e biografie:

Note autobiografiche di Agustí Chalaux de Subirà (1911-2006).

Capitolo 20. CAMBIARE LA CHIAVE
PER APRIRE LA PORTA

In definitiva, mentre i cambiamenti di valori, di tradizioni e di comportamenti sono di solito lenti, e diventa pericoloso esercitarli dal di fuori delle persone attraverso pressioni ideologiche o religiose, il cambiamento strumentale, oggi tecnicamente fattibile, di un elemento ipoteticamente considerato "chiave" -secondo drammatici risultati storici- può aiutare a proporre nuove regole del gioco più trasparenti, libere, solidarie e responsabilizzatrici delle attuali. L'ipotesi centrale è che lo Stato di Diritto e l'equità economica formalmente proclamate dalla cultura occidentale, sono impossibili da ottenere col sistema monetario vigente. Con un nuovo tipo di moneta potremo sperimentare se realmente questa è un elemento chiave che favorisce l'emergenza di una nuova civilizzazione o se è, al contrario, un elemento senza importanza.

La Terra è malata. Il comportamento della specie umana è diventato la piaga più pericolosa per la vita nel pianeta, e dunque per gli stessi esseri umani. La popolazione mondiale aumenta di più di un milione ogni cinque giorni.

Cominciamo a conoscere alcuni dei sintomi più gravi della malattia. La distruzione della cappa d'ozono (probabilmente a causa dei gas fluorocarbonati) e l'effetto serra (prodotto dalla combustione massiva d'idrocarburi), aggravano il già preoccupante inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo, la radioattività, la desertificazione, l'esaurimento di risorse non rinnovabili... Tutti questi fatti provocati dalla specie umana attentano contro gli equilibri fondamentali che si sono andati formando durante milioni di anni e che hanno permesso l'evoluzione della vita in questo pianeta.

La crescita della popolazione mondiale aggrava gran parte di questi squilibri. Però, paradossalmente, non sono le zone del mondo in cui esiste una maggiore crescita di popolazione le principali responsabili della distruzione di questi equilibri. Il modello di civilizzazione "Occidentale" -industrialista, produttivista e consumista- è il principale agente di distruzione di risorse e d'inquinamento. Le imprese transnazionali sono i missionari che l'estendono per tutto il pianeta. La dinamica del neocapitalismo sovranazionale ha bisogno dell'espansione mondiale dei suoi mercati: impone un ritmo accelerato in tutte le sfere della vita e produce una forte concentrazione di potere di decisione in poche imprese transnazionali che stanno al di sopra degli Stati-Nazione e degli organismi internazionali.

Questa espansione dei mercati si presenta spesso sotto l'eufemismo di "cooperazione con i paesi sottosviluppati". Crea delle false speranze in milioni di persone che non possono, nè potranno, vivere nella "paradisiaca" società dei consumi, senza che la Terra diventi un immenso deposito di rifiuti. Il sistema occidentale offre una serie di "beni" (e di "mali"), di "servizi" (e "disservizi") solo ad una piccola parte della popolazione mondiale grazie allo sfruttamento della maggioranza e alla degradazione del pianeta.

L'espansione dei mercati, limitata dalla mancanza di capacità acquisitiva delle polazioni sfruttate ed indebitate, si è orientata per decenni all'industria militare. Negli ultimi anni, con la riduzione della corsa agli armamenti, prodotta dai cambiamenti nella conflittività Est/Ovest, i complessi militar-industriali devono trovare altre vie d'uscita per la loro espansione "pacifica". Di fatto, indirettamente, il Tribunale Permanente dei Popoli riunito a Berlino nel 1988 offriva una soluzione in tal senso. Dopo aver denunciato il Banco Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale come i principali responsabili dell'indebitamento della maggior parte degli Stati non-occidentali, il Tribunale proponeva che "si tagli la spesa militare annuale per un 20% e che il risparmio si utilizzi per cancellare il debito del Terzo Mondo. Questo eliminerebbe il debito in 5 o 6 anni", visto che c'è da "prendere atto che il debito del Terzo Mondo è leggermente superiore al trilione (mille bilioni) di dollari; e che la spesa attuale per temi militari in un anno è approsimativamente la stessa".

Tutta questa situazione così complessa (aggravata dall'impatto dei mezzi di comunicazione di massa) provoca nello stesso tempo un allarme della popolazione e la paralisi dei politici degli Stati e degli organismi internazionali. Eppure stiamo scoprendo che molti dei grandi problemi che ci affliggono saranno irreversibili nei prossimi decenni se tutto continua allo stesso modo, vale a dire se non prendiamo delle decisioni coscienti. Le catastrofi non colpiranno solo i poveri, come fino ad ora; saranno anche i ricchi a soffrirne le conseguenze.

Sembra che la democrazia formale non sia disegnata, nè pronta, per affrontare problemi complessi o tantomeno cambi vertiginosi e permanenti. Le istituzioni politiche democratiche stanno dimostrando che non sanno o non possono prendere decisioni urgenti o a lungo termine. Come dice il professore di Harward Daniel Bell, "gli Stati-Nazione sono troppo piccoli per far fronte ai grandi problemi, e troppo grandi per i problemi piccoli". I politici -e i parlamenti- sono condizionati dai voti dei cittadini che non sempre sono informati della gravità della situazione, o non vogliono perdere privilegi. Però i politici sono anche condizionati dal finanziamento delle campagne elettorali. Le banche e le imprese sono i principali finanziatori (legali o illegali) dei partiti. I poteri "di fatto" -grazie all'anonimato del denaro-, sono quelli che in ultima istanza pongono le condizioni alla presa di decisioni, via finanziamento dei partiti, via corruzione di politici, giudici e funzionari, e via controllo dei mezzi di comunicazione di massa (e, per tanto, della presa di coscienza della popolazione).

Gli Stati, con gli strumenti di cui dispongono, sono incapaci di proteggersi dalla strategia sovranazionale delle grandi banche che dettano l'ordine economico internazionale (dittatura finanziaria), e dominano ogni giorno di più le stesse imprese transnazionali e fanno uso delle cariche pubbliche negli Stati o negli Organismi Internazionali per impiantare la politica economica conveniente per i loro interessi. "Le corporazioni cominciano ad essere dominate dai maghi della finanza che sanno molto poco di produzione, ma sanno tutto sulle strategie... finanziarie" .

Il cosiddetto "libero mercato" -panacea dell'autoregolazione- non esiste praticamente da nessuna parte, nè all'interno degli Stati-Nazione nè nel commercio mondiale. I monopoli, gli oligopoli e l'intervento pubblico accerchiano quasi tutti i mercati strategici o maggiormente redditizi. E dietro tutto ciò, "aiutati per la rivoluzione nelle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, i banchieri privati presiedono oggi una rete integrata di finanze globali" che domina tutti i mercati -oligopolistici, monopolistici e di competenza imperfetta. Addirittura i mercati delle idee, dell'informazione e della politica formano parte di questa rete.

Tutte le proposte a favore di un Nuovo Ordine Economico Internazionale, del miglioramento del tenore e della qualità della vita della popolazione impoverita, della difesa dell'ambiente... non solo devono passare per il setaccio degli interessi elettoralistici dei parlamenti degli Stati e per il setaccio dei mezzi di comunicazione di massa, ma perfino per il diritto di veto (antidemocratico) delle Nazioni Unite, e soprattutto per il diritto di veto del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale (sindacati patronali dei "Money Mandarins"). Questi Mandarini del Denaro, motivati dai benefici a breve termine, stanno creando senza alcuna legittimazione democratica un ordine economico sovranazionale che influisce nella vita del pianeta e che chiude le porte ai cambiamenti che converrebbe intraprendere.

L'ipotesi centrale che si è esposta nel libro è la seguente: le basi della democrazia -Stato di diritto e giustizia sociale- sono state, sono e saranno nient'altro che formali -non reali- per la maggior parte della popolazione fino a quando il tipo di moneta permetta ai poteri "di fatto" di attuare impunemente e renda impossibile un miglioramento radicale della scienza economica e della sua efficacia pratica. Modificare il tipo di strumento monetario sembra dunque una condizione necessaria -anche se non sufficiente- perchè si possano prendere democraticamente le decisioni necessarie. Detto in altro modo: fino a quando esisterà un tipo di moneta anonima e disinformativa, i cambiamenti politici saranno apparenti, senza grande presa sulla realtà, perchè ci sarà sempre qualcuno che, con sufficiente denaro, impedirà la decisione corretta o ne desvirtuarà l'efficacia nel caso che si arrivi a prenderla.

Un cambio di tipo di moneta potrebbe creare condizioni per superare questi blocchi ed aprire le porte a decisioni democratiche. Senza richiedere un cambio d'ideologia nè di fede, senza attaccare ciò che ciascuna società considera positivo, si propone fondamewntalmente un accordo sulla modificazione di uno strumento, che permetta responsabilizzare, ottimizzare e modificare le regole del gioco che ogni società stabilisce.

I cambiamenti strumentali sono molto meno violenti che i cambiamenti imposti di comportamenti ed abitudini. "L'astuzia del cambiamento dell'ora legale ci fa vedere che è molto più facile far svegliare tutti quanti, ogni giorno, un'ora prima, dichiarando che, a partire dal giorno tale, quando il sole segna le sei tutti converranno che sono già le sette. Senza dubbio, per poter ottenere lo stesso obiettivo per via diretta o attraverso la coercizione sarebbe stato necessario dettare molti regolamenti, modificare molti orari, organizzare una rete di sorveglianti tremenda... Ed infine, che sarebbe la cosa più seccante, dover sopportare una valanga di proteste e, chi lo sa, magari affrontare una rivolta di persone a cui non piace alzarsi presto..." .

Questo è il vantaggio dei cambiamenti strumentali, cambiamenti che tutti i Governi adottano continuamente in politica economica, con totale legalità.

Non sempre i cambiamenti sono necessari. Ma anche quando lo sono, non sempre sono possibili. L'inerzia, l'ignoranza o gli interessi creati spesso bloccano i cambiamenti. In momenti di crisi, coloro che hanno interesse a mantenere la loro situazione di privilegio, fomentano la sensazione che tutto va bene, che non potrebbe andare meglio, che la condizione umana è questa e che non c'è niente da fare, che nessuno è perfetto e che sarebbe un pericolo scommettere per una nuova situazione.

Soltanto quando la crisi è abbastanza forte ci si vede obbligati a cercare in fretta e furia nuovi cammini. A volte, però, per l'intensità della crisi, si perde la capacità di cercarli proprio quando ce ne sarebbe più bisogno. La crisi stessa ci lancia verso sentieri già battuti e senza uscita, o verso la paralisi.

Ciò che abbiamo esposto fino ad ora vuol'essere un aiuto per suscitare la necessità di un cambiamento e facilitarlo in una determinata direzione. Il cambiamento per il cambiamento è altrettanto assurdo della tradizione per la tradizione. La direzione è importante, e a volte si è rivelata erronea. Però il modo di seguirla non è certo meno importante, e a volte, non sapendo in che modo procedere, si è finito per perdere perfino la direzione. Detto in altre parole, ciò che si propone è uno strumento per cercare di superare uno dei problemi comuni delle rivoluzioni storiche: che tutto cambia, ma il potere di alcuni continua.

Note:

1 TRIBUNALE PERMANENTE DEI POPOLI About the policies of the IMF and the WB. West Berlin, 1988.
2 WACHTEL, Howard M.,The Money Mandarines, Pantheon Books, New York, 1986, p. 3.
3 Id.: pag. 3
4 CASALS, Joan, Europa a l'any 2025 (inedito), Barcelona, pag. 7.


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