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Pubblicazioni del Centro:

Breve storia della moneta.
Agustí Chalaux de Subirà, Brauli Tamarit Tamarit.

Il Capitalismo Comunitario.
Agustí Chalaux de Subirà.

Uno strumento per costruire la pace.
Agustí Chalaux de Subirà.

Leggende semitiche sulla banca.
Agustí Chalaux de Subirà.

Moneta telematica e strategia di mercato.
Magdalena Grau, Agustí Chalaux.

Omaggi e biografie:

Note autobiografiche di Agustí Chalaux de Subirà (1911-2006).


Capitolo 14. QUALE OPZIONE?

La moneta anonima è un fatto incrostato nella maggioranza delle civilizzazioni, specialmente nell'Occidentale e nelle culture da lei colonizzate. Qualunque proposta di cambio di civilizzazione presenta, in relazione alla moneta, tre opzioni:

- 1a. La desmonetizzazione totale immediata -con tutto quello che ciò comporta di soppressione della specializzazione produttiva e di auto-approvvigionamento quasi totale, combinato con un baratto di beni e servizi;
- 2a. La modificazione del sistema monetario, (sostituire l'attuale moneta anonima e disinformativa per una personalizzata ed informativa, che demitizzi il denaro, e riduca l'area della monetizzazione responsabile allo scambio di beni e servizi misurabili);
- 3a La considerazione che la moneta non è un tema chiave, e che perciò è meglio lasciarla com'è.

La monetizzazione di tutte le culture del pianeta è stato, ed è, un obiettivo del mercantilismo, che in questo modo può ampliare e controllare costantemente i mercati e, grazie a questi, esercitare il potere sui nuovi arrivati.Davanti a questo fatto, dobbiamo trovare cammini che permettano il rispetto delle culture che non vogliono mercantilizzzarsi, ed insieme chiarificare e responsabilizzare il funzionamento dei mercati esistenti, per evitare il loro potere onnipresente dentro le culture d'origine e nelle relazioni interculturali. Vediamo tre possibili opzioni.

1ª. La smonetizzazione immediata. Può essere totale o parziale -ovvero di certe attività o certe culture. Dato che la monetizzazione proviene dall'apparizione del mercato, e che questo è frutto della proprietà privata -che sia comunitaria, collettiva o individuale-, la smonetizzazione comporta l'esistenza di comunità umane con proprietà comunitaria. Comunità che, nella misura in cui condividono tutti i beni, non costringono i loro membri allo scambio mercantile, se non altro al loro interno.
La smonetizzazione non soltanto richiede la non distruzione delle culture comunitarie ancora esistenti, bensí esige il fatto di creare culture comunitarie nuove, per volontà o per forza (!), in quelle culture individualiste nelle quali non esistono più.
Un'altra conseguenza inevitabile della smonetizzazione è la soppressione della specializzazione produttiva nella maggior parte dei casi, per poter reintrodurre il dono reciproco o il baratto con un minimo di conflittività (dentro ogni comunità o tra comunità vicine). È evidente che la divisione del lavoro al di fuori della vita comunitaria obbliga allo scambio tra estranei, vale a dire al mercato, presto o tardi monetizzato. Per i difensori di questa opzione, il superamento dela divisione del lavoro -manuale ed intellettuale- favorisce l'autogestione e l'auto-approvvigionamento, fondamenti di una vita emotivamente equilibrata e socialmente più affrancata dalle finzioni sociali, e per tanto più egualitaria.

Orbene, forse è necessario che distinguiamo tra smercantilizzazione e smonetizzazione. In culture mercantilizzate e monetizzate si possono smercantilizzare determinati beni e servizi, ma non si può smonetizzare la società, giacchè ciascuno, finchè vive, ha bisogno di acquistare determinati beni. Come abbiamo suggerito in altri capitoli, si può proporre la smercantilizzazione di un insieme di professioni e servizi (per esempio, giudiziali, politici, informativi, formativi...). Però il fatto che queste attività siano fuori dal mercato, siano gratuite, non vuol dire che non abbisognino di soldi, tanto per esercitarle (edifici, materiale...) come perchè possano viverci i professionisti che le esercitano. Potrebbe dirsi lo stesso per le risorse naturali, come il suolo, il sottosuolo e l'acqua. Si può proporre di smercantilizzarle e porle sotto proprietà comunitaria, per evitarne la speculazione e la distruzione, però questo non significa che per un loro uso controllato ed antispeculativo -sotto forma di affitti, concessioni e imposte verdi- non sia utile, e soprattutto necessario, usare un sistema monetario.

Per tanto, la prima opzione della smonetizzazione sembra inviabile in società e mercati molto complessi, come lo sono la maggior parte degli attuali. Sarebbe invece possibile la smercantilizzazione di certe attività o risorse che, sottratte alla dinamica del mercato, potrebbero compiere meglio la loro funzione.
Il limite su ciò che può essere o non essere smercantilizzato è molto culturale. Dipende dalle valutazioni di ciascuna società, e dalle motivazioni che hanno i diversi attori sociali per esercitare una determinata funzione produttiva mercantile oppure una di servizio comunitario-liberale. Esistono ancora culture -abbastanza comunitarie- che hanno mantenuto la smercantilizzazione del cibo. Tutti i membri della comunità possono prendere ciò di cui hanno bisogno. Viceversa, hanno mercantilizzato altri beni o servizi.

Ad Occidente è abbastanza difficile pensare che il cibo possa essere, almeno per il momento, smercantilizzato. Un buon esempio è stato quello della smercantilizzazione della produzione alimentare nei paesi socialisti. Senza l'incentivo di un guadagno monetario, non si producono eccedenti per la vendita, e la mancanza di alimenti cresce in modo allarmante. Ad Occidente si accetta invece che determinate funzioni pubbliche, sanitarie o culturali, se vengono smercantilizzate possono compiere meglio la loro funzione. Cresce anche la riflessione sulla necessità di assicurare un minimo vitale ad ogni persona per il fatto di essere persona; un salario vitale comunitario che garantisca ad ogni membro della società il cibo e gli altri beni fondamentali. Anche la sopravvivenza si comincia a considerare ad Occidente come un aspetto smercantilizzabile, che ciascuno può e deve ottenere indipendentemente dalla sua partecipazione produttiva nel mercato. Questo cammino è lo stesso iniziato dalle pensioni per tutte quelle persone le quali, per condizione fisica -malatia o invalidità- o per l'età -vecchiaia- non possono sopravvivere nel mercato grazie al proprio lavoro. (Sulla possibilità d'Occidente di prendere il camino di ritorno alla comunitarizzazione antimercantile, parleremo più a lungo nel prossimo capitolo).

2ª. La razionalizzazione del sistema monetario. Là dove il mercato è un fatto, legale o reale, più o meno nero; in quei mercati che usano strumenti monetari costituiti da monete metalliche o da biglietti di banca, da assegni o da conti correnti elettronici, si tratta di ridefinire le regole del gioco del mercato e di adeguar loro un nuovo strumento monetario che riesca ad evitare al massimo gli inconvenienti della monetarizzazione storica: reificazione delle persone e delle loro attività meno materiali, potere impune del denaro, squilibri mercantili interni ed esterni, mitificazione del denaro come massimo prestigio...
Scegliere questa opzione può offrire l'occasione di (ri)scoprire la moneta come strumento facilitatore delle relazioni umane per determinati aspetti (strettamente circoscritti alle attività mercantili) e in situazioni complesse (società multietniche, con base individualista, con molte compra-vendite e molti agenti di mercato). Può essere inoltre un mezzo per frenare gli inconvenienti generati dalla moneta attuale per altri àmbiti (funzioni, professioni e risorse oggi "prostituiti") e situazioni (culture comunitarie che non hanno intenzione, e neppure bisogno, di entrare nella mercantilizzazione interna o esterna).

3ª. La moneta non è un tema-chiave. È così che la si è considerata fino ad ora nella storia ufficiale (tanto quella del sistema come quella dei critici del sistema). Per tanto, non occorre prendere alcuna misura speciale. Vivremo se dobbiamo vivere e moriremo se dobbiamo morire.
Un libero cambiamento delle coscienze, l'apocalissi della civilizzazione occidentale o l'avvento della società comunista -sempre e quando non tradisca lo spirito del socialismo- determineranno le sorti della moneta. Vediamo queste tre posizioni:

Per alcuni, ciò che conta nella vita sono i valori trascendenti, la conversione dello spirito. Se questi non cambiano, qualunque cambiamento strumentale o politico rappresenta soltanto una repressione della cattiveria umana, ma non il suo superamento. Il giorno in cui ognuno sarà buono, la moneta non servirà più a niente. E durante questi tentativi, nessuna misura di controllo riesce a cambiare l'egoismo, al contrario, lo porta a svilupparsi ancor più malevolmente. Ed inoltre, come si può pretendere che un cambiamento "strumentale" di una cosa così vile come la moneta sia un mezzo per raggiungere un obiettivo tanto nobile come quello della costruzione dell'"uomo nuovo"?
Per altri, l'Occidente ha i giorni contati. Si trova in un vicolo cieco. È un gigante coi piedi di fango. Presto o tardi cadrà, con grandi festeggiamenti delle altre culture e della natura. Perchè cercare di proporre riforme dall'interno del sistema occidentale? È tutto marcio. Nessun imperialismo dura mille anni!
Per i terzi, la certezza -storicamente determinata- dell'avvento della società comunista porta a considerare che la moneta è un'invenzione del capitalismo, e che morirà con lui.

L'avversione al denaro è stata coscientemente incoraggiata tanto dai moralisti come dagli apocalittici e dai rivoluzionari. Per secoli si è detto alla gente che il denaro è "pericoloso", che è "l'esca del peccato", che è la "feccia", che è "diabolico". "Affidatelo a noi, preti, banchieri e politici, che sapremo amministrarvelo per bene." "Il denaro -dicono- non fa la felicità, addirittura può esserne un ostacolo!"


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