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Note autobiografiche di Agustí Chalaux de Subirà (1911-2006).

Immaginiamo la Penisola Iberica occupata dai francesi.

Un amico di lingua spagnola si mostrava stranito perche molti catalani vogliono che la nostra nazione abbia uno stato indipendente. Io gli risposi: «Immagina che i francesi ti costringano a rinunciare alla tua lingua e cultura spagnole, e ti obblighino a imparare il francese, e a dire che il francese è la tua lingua.» Subito capí quello che volevo dire.

Da questa risposta è sorta una piccola storia per far capire alle persone di altre parti della Penisola Iberica perchè i catalani vogliamo avere il nostro proprio stato, per mezzo di un piccolo esercizio nel quale «se vuoi capire l’altro, devi metterti al suo posto.»

Immaginiamo la Penisola Iberica occupata dai francesi.

Napoleone nella Peninsola Iberica.Dopo le guerre napoleoniche, tutta la Penisola Iberica si trova occupata dai francesi. La guerra finisce quando Napoleone entra nella città di Cadiz, l’11 settembre 1814, dopo un assedio durato quattordici mesi.

Gli occupanti francesi proibiscono le lingue iberiche ed impongono la lingua francese come lingua ufficiale nelle scuole, le istituzioni politiche, l’amministrazione, la giustizia, la cultura, l’esercito, ecc. La stampa, la letteratura ed i libri di testo della Penisola devono essere scritti in francese. La censura traduce, o fa tradurre dagli stessi autori iberici, i libri al francese, ne cambia il contenuto per adattarli all’ideologia dominante dell’impero, toglie dalla circolazione tutte le opere originali delle diverse lingue iberiche, perche così si perda ogni traccia della loro vera origine.

I libri di storia e le enciclopedie di nuova pubblicazione devono adattarsi alla nuova realtà. La censura, implicita o esplicita, ci fa comprendere che, in verità, l’origine della cultura della Penísola Iberica si trova in Francia. Che i suoi artisti, filosofi, scienziati, politici, esploratori, ecc. erano francesi.

Dopo un periodo di occupazione e di governo militare, muore Napoleone I, e i francesi convocano elezioni alle due camere di tutto l’impero. I deputati di lingua francese sono la maggioranza nelle due camere. Si prepara una Costituzione dell’impero, i cui articoli principali solo potranno essere modificati attraverso una maggioranza qualificata e, in seguito, la convocazione di un referendum decisorio di tutti i cittadini dell’impero. Viene deciso allora di offrire uno statuto di autonomia alla Penisola Iberica, con una presidenza ed un parlamento autonomici.

La Costituzione dell’impero, in uno de suoi primi articoli, garantisce l’indissolubile unità della patria imperiale, con l’appoggio delle forze armate. Le sue truppe celebrano una volta all’anno il «Giorno della Francesità», sfilando sotto l’Arco del Trionfo di Parigi, con il nuovo imperatore che saluta la diverse unità, affiancato dai suoi ministri ed i presidenti delle autonomie che vogliano assistervi.

Nella camera autonomica iberica i parlamentari possono parlare in francese e nelle altre lingue della Penisola. I rappresentanti della Penisola prendono parte alle sedute delle due camere del Parlamento di Parigi, dove sono in minoranza davanti al resto di parlamentari dell’insieme dell’impero.

Nella camera dei deputati e nel senato francesi, l’unica lingua ufficiale è il francese, meno un giorno dato nell’anno in cui, per un riguardo e generosità speciali da parte della maggioranza, i parlamentari dei diversi territori di lingua non francese possono utilizzare la loro lingua, sempre che provvedano una traduzione simultanea da ogni lingua iberica al francese, perche i parlamentari francesi nativi non abbiano bisogno di sforzarsi per capire. Se un parlamentare iberico parlasse nella sua lingua fuori dalla data prevista, il presidente gli toglierebbe la parola e farebbe disinnestare il microfono.

Allo stesso tempo l’impero francese nel suo insieme entra a formar parte dell’Unione Europea. Nelle elezioni al Parlamento Europeo vi è una circoscrizione unica per l’impero francese, dove i deputati della Penisola Iberica, una piccola minoranza nell’insieme imperiale, sono rappresentati da un numero di deputati molto inferiore a quelli di altri stati europei con una popolazione simile a quella iberica. Uno dei membri del Parlamento Europeo, un deputato iberico favorevole ai francesi vieta ripetutamente l’uso delle lingue iberiche e che queste diventino ufficiali nella camera europea, e afferma che questi deputati iberici dovrebbero sentirsi orgogliosi di utilizzare la lingua francese.

Alcuni politici francesi criticano l’attitudine dei popoli iberici che difendono la loro lingua, la cultura e la nazione iberiche, definendoli «nazionalisti», «provinciali», ecc., mentre trovano normale per qualunque cittadino dell’impero difendere la lingua, la cultura e la nazione francesi.

Nel frattempo, nella Penisola alcuni ricercatori iberici hanno scoperto, dopo un lavoro degno dei migliori investigatori, che fra quanto è sopravvissuto alla censura francese, in una buona parte della creazione letteraria attribuita ai francesi vi sono contraddizioni ed espressioni sufficienti per dimostrare che molte di queste creazioni, che vengono attribuite a l’Île-de-France, in realtà sono opere originali dei diversi popoli della Penisola tradotte al francese. Inoltre scoprono pure che il loro contenuto è stato manipolato ed alterato.

Stranamente, alcuni intellettuali ed artisti francesi, con alcune eccezioni, si scandalizzano per la pubblicazione e diffusione del risultato di queste nuove ricerche. Abituati al fatto che la loro cultura abbia adottato come propria questa abbondante creazione iberica, ora si sentono come vittime di un furto, quando in realtà i loro predecessori sono stati gli usurpatori. I nomi che questi intellettuali ed artisti danno ai ricercatori iberici variano fra la condiscendenza e l’insulto più sfacciato.

Inoltre, in alcuni esercizi budgetari viene verificato che i diversi popoli della Penisola Iberica sono contribuenti netti verso l’erario pubblico francese, e che ricevono molto meno denaro di quanto l’amministrazione francese incassa nei rispettivi territori. Questa scoperta in sé non è eccezionale, perche sempre quando c’è una metropoli dominante di un impero e una colonia soggetta ad essa, la colonia contribuisce più risorse alla metropoli di quante ne riceve. Più avanti le bilance fiscali non si faranno più pubbliche, per non svegliare oltre il sentimento «nazionalista» iberico.

Un buon giorno i diversi popoli della Penisola Iberica si manifestano in massa per l’indipendenza, stufi di essere emarginati, maltrattati e saccheggiati nelle loro nazioni. La dimostrazione avviene precisamente l’11 settembre, l’anniversario del giorno della sconfitta decisiva a Cadiz davanti agli eserciti di Napoleone, data che è diventata quella della celebrazione nazionale. I mezzi di comunicazione de l’Île-de-France al principio passano sotto silenzio ques’atto pubblico.

Dopo una vana negoziazione con il presidente del Consiglio dei Ministri francese, il presidente della comunità autonoma iberica decide dissolvere la camera autonomica e convocare nuove elezioni, proponendo di fare un referendum nella seguente legislatura, perche gli abitanti decidano se vogliono essere indipendenti oppure no.

Il presidente del Consiglio dei Ministri francese allora fa delle dichiarazioni dicendo che questo referendum starebbe fuori dalla Costituzione imperiale francese. Che fuori da questa Costituzione non c’è la possibilità di stare nell’Unione Europea. Secondo lui, uno stato nuovo sorto dall’impero francese non può appartenere a questa Unione. Minaccia di porre il veto all’entrata del nuovo stato della Penisola, se avviene quest’indipendenza. Inoltre afferma che una Penisola Iberica indipendente sarebbe economicamente insostenibile, e che i suoi abitanti si troverebbero nella più grande indigenza.

Anche alcuni politici iberici favorevoli ai francesi si manifestano favorevoli a mantenere il legame con l’impero francese. Con orgoglio elogiano la fratellanza fra i popoli francese e iberico frutto dell’occupazione napoleonica, e avvertono del pericolo della divisione della popolazione della Penisola Iberica fra indipendentisti iberici e quelli favorevoli ai francesi.

Nonostante ciò altri politici, indipendentisti iberici, affermano che una Penisola Iberica indipendente deve essere un nuovo stato dell’Unione Europea, in condizioni uguali a quelle dell’antico impero francese e al resto delle nazioni europee, con le sue lingue native ufficiali nel suo nuovo stato. Difendono che questa indipendenza debba avvenire in modo non-violento.

Discutono pure fra di loro se sarebbe conveniente, oppure no, mantenere la co-ufficialità del francese nel territorio. Alcuni dicono che è necessario rispettare le generazioni di persone che sono convissute con questa lingua ufficiale nella Penisola, allo scopo di evitare una divisione sociale che potrebbe frenare il processo di emancipazione peninsolare. Altri rispondono che il francese non è in pericolo di estinzione, perche puo continuare ad essere ufficiale in territorio francese, mentre che le lingue peninsulari sono in pericolo, se non hanno un ambito geografico dove l’uso di ognuna sia imprescindibile.

Conclusione.

Qui finisce la storia, che per i catalani è profondamente familiare e illustrativa. Questo racconto serve per spiegare che i membri di qualunque nazione vogliono essere loro stessi e non altri. Ma voler essere noi stessi e non altri non significa che vogliamo creare un nuovo rapporto di dipendenza, ma che non vogliamo che ci siano nazioni di prima classe: le metropoli di ogni impero, e nazioni di seconda: le colonie. È molto semplice: ogni nazione dev’essere libera di poter partecipare con voce propria e in un rapporto paritario, entro il progetto politico comune di ogni continente, ed ogni continente deve poter partecipare con voce propria e in un rapporto paritario entro il progetto politico comune di tutto il mondo.

Barcellona, domenica 2 dicembre del 2012.
Traduzione: Loto Perrella.


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